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Maternità colf e badanti, quali le regole?

Luglio 27, 2023

Quando si assume una collaboratrice domestica per un lungo periodo è possibile, soprattutto se giovane, dover gestire l’eventualità di una gravidanza, con conseguente richiesta di maternità.

Anche in questo caso è opportuno procedere correttamente e nel pieno rispetto della legge, per assicurarsi un rapporto lavorativo disteso e privo di incomprensioni.

L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire tutte le indicazioni e i consigli necessari ad una corretta gestione della maternità, accompagnandovi step by step in un aspetto estremamente delicato del rapporto lavorativo con una badante.

Maternità colf e badante: cosa prevede la legge

Trattandosi di una situazione di facile accadimento, quella della maternità delle colf e badanti è una tematica regolamentata e trattata nel CCNL, il cui obiettivo è assicurare il pieno rispetto dell’assistito ma, allo stesso tempo, anche della collaboratrice domestica assunta. 

La gravidanza, infatti, rappresenta una fase estremamente delicata nella vita di una donna ed è necessario che quest’ultima venga tutelata fisicamente e psicologicamente.

Ma qual è, quindi, il modo corretto di gestire la maternità della vostra badante?

Il primo aspetto necessario da sottolineare riguarda l’astensione obbligatoria, ovvero un periodo durante il quale la badante percepisce l’80% della paga convenzionale, retribuito dall’INPS. 

La durata di tale assenza è di cinque mesi. Più nello specifico, la badante ha diritto ad un’assenza che va dai due mesi precedenti il parto fino ai tre successivi. 

Allo stesso tempo, però, può accadere che in seguito al parto e in seguito ad una specifica visita ginecologica presso l’ASL il medico prescriva ulteriori mesi di congedo, fino ad un massimo di cinque.

Sempre secondo il CCNL, inoltre, il congedo deve essere garantito anche in caso di parto anticipato o tardivo. Nel primo caso, la legge stabilisce che il datore di lavoro debba concedere alla badante giorni di congedo aggiuntivo, così da poter recuperare i giorni non goduti prima del parto. Nel secondo caso, più semplicemente, sarà necessario dover prendere in considerazione il periodo trascorso fra la data effettiva del parto e l’iniziale data presunta. 

In caso di ricovero del nuovo nato, il CCNL prevede che la badante possa temporaneamente sospendere il congedo, fino a quando il bambino non verrà dimesso. 

È importante sottolineare quanto la maternità debba essere concessa anche in caso di interruzione della gravidanza – se oltre i sei mesi -, e in caso di morte del bambino

maternità colf e badanti

Come richiedere l’indennità di maternità

Come anticipato in precedenza, durante la maternità la badante percepisce l’80% della paga convenzionale e, nello specifico, tale somma viene retribuita dall’INPS. Nel corso di questo paragrafo ci soffermeremo sulla procedura corretta da seguire per richiedere l’indennità di maternità.

Va anzitutto sottolineato quanto la legge preveda dei requisiti estremamente specifici, necessari nel momento in cui una badante è intenzionata a richiedere il congedo per gravidanza. 

Questa tipologia di diritto è infatti garantita solo per quelle collaboratrici domestiche che hanno versato 52 contribuiti settimanali nel corso dei 24 mesi precedenti alla fase di astensione obbligatoria o, in secondo luogo, a coloro che hanno versato almeno 26 contributi settimanali durante i 12 mesi precedenti.

In caso contrario, il datore di lavoro non sarà tenuto a concedere l’indennità di maternità. 

Per quanto concerne la procedura di richiesta, invece, vi elenchiamo le possibilità a vostra disposizione: 

Tale domanda deve essere presentata obbligatoriamente prima dell’inizio della maternità. Entro 30 giorni dal parto la lavoratrice è tenuta a comunicare all’INPS la data di nascita del figlio e le sue generalità. 

Infine, è necessario che al datore di lavoro vengano consegnate le certificazioni mediche inerenti la gravidanza. 

Tutela legale della lavoratrice in gravidanza

La tutela della lavoratrice in gravidanza è trattata all’interno del CCNL. Nello specifico, l’art. 24, comma 3, cita: “Dall’inizio della gravidanza, purché intervenuta nel corso del rapporto di lavoro, e fino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa”.

Vi sono tuttavia dei casi in riferimento ai quali questa tutela non può essere applicata. Vediamoli qui di seguito: 

  • per giusta causa, ad esempio in caso di gravi colpe da parte della lavoratrice;
  • cessazione dell’attività, ad esempio in caso di morte dell’assistito;
  • risoluzione del rapporto di lavoro o, più semplicemente, scadenza del contratto. 

Infine, per le neomamme iscritte a Cassacolf va sottolineata la possibilità di richiedere e ricevere un contributo di 500 euro per ogni figlio nato, accompagnato inoltre da un massimo di 2000 euro, retribuiti per le spese sanitarie avute nel corso della gravidanza.

Limitazioni e lacune nella tutela della maternità delle lavoratrici domestiche

La maternità delle lavoratrici domestiche, seppur tutelata dal CCNL, è una tematica che presenta ancora oggi determinate lacune, non di scarsa importanza. 

Ci preme infatti sottolineare la mancata concessione, in caso di gravidanza, dell’astensione facoltativa. 

Essa, conosciuta anche come congedo parentale, viene definita come: “Maternità facoltativa, ovvero un periodo di astensione retribuito dall’attività lavorativa. Si tratta di un ammortizzatore riconosciuto oltre a quello della maternità obbligatoria, che di fatto spetta per un massimo di cinque mesi.”

Oltre ai cinque mesi precedentemente citati, quindi, il congedo parentale prevede un ulteriore periodo di astensione, pari a sei mesi massimo per la madre o il padre e undici mesi massimo per il genitore single. 

La maternità facoltativa, secondo la legge, può essere goduta in modo continuativo o frazionato, fino ad una distribuzione oraria e giornaliera.

Nel caso di una collaboratrice domestica, tuttavia, tale congedo non può essere richiesto.

Conclusioni

Nel corso di questo articolo abbiamo esaminato la tematica della maternità nel caso di collaboratrici domestiche, evidenziando quanto questa fase delicata della vita necessiti di pieno rispetto e correttezza da ambo le parti. 

Muoversi nel pieno rispetto della legge, infatti, garantirà un rapporto lavorativo piacevole e disteso e, soprattutto, vi consentirà di procedere passo dopo passo evitando intoppi. 

Rivolgervi ad un’Agenzia specializzata, come Agenzia Sphera, vi assicurerà un supporto costante nella gestione della maternità della vostra collaboratrice domestica, fornendovi aiuto e conoscenza per rispondere al meglio ai vostri dubbi e alle vostre domande. La nostra agenzia possiede filiali a Udine, Padova, Pordenone, Treviso, Monfalcone e Vicenza.

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