Badante convivente: cosa fa, orari, contratto e stipendio nel 2026
Fino a qualche mese fa bastava qualche ora di assistenza al giorno. Poi le condizioni di salute di un genitore peggiorano, aumentano le cadute, la memoria inizia a vacillare oppure semplicemente non è più possibile lasciarlo solo per molte ore.
È in situazioni come queste che molte famiglie iniziano a valutare l’inserimento di una badante convivente, una soluzione che garantisce una presenza continuativa, senza che questo significhi una disponibilità 24 ore su 24.
Il rapporto è disciplinato dal CCNL del lavoro domestico 2025-2028, che definisce mansioni, livello di inquadramento, retribuzione, riposi, ferie e condizioni di vitto e alloggio.
Vediamo come funziona questa soluzione e quali regole bisogna rispettare nel 2026.
Indice dei contenuti
ToggleBadante convivente: cosa significa e come funziona
Una badante convivente è un’assistente familiare che, oltre a lavorare presso l’abitazione dell’assistito, vive stabilmente nella stessa casa, usufruendo di vitto e alloggio
La convivenza permette di organizzare l’assistenza in diversi momenti della giornata e può garantire maggiore continuità alla persona assistita.
ContattaciIn quali casi è consigliato scegliere una badante convivente
La badante convivente può essere una soluzione adatta quando la persona assistita:
- ha bisogno di aiuto in più momenti della giornata;
- presenta difficoltà motorie o cognitive;
- non riesce a gestire autonomamente l’igiene, i pasti o la casa;
- non può rimanere sola per periodi prolungati;
- trae beneficio da una presenza stabile e da routine quotidiane regolari;
- dispone di un’abitazione con uno spazio adeguato per la lavoratrice.
La convivenza può inoltre ridurre il numero di spostamenti e favorire la costruzione di un rapporto di fiducia.
Per confrontare le alternative è possibile consultare la guida sui diversi tipi di badante: convivente, part-time o a ore.
Cosa fa una badante convivente: principali mansioni e limiti contrattuali previsti
Le mansioni della badante devono essere definite nella lettera di assunzione e risultare coerenti con il livello contrattuale applicato.
Non esiste un elenco identico per ogni rapporto: i compiti cambiano in base al grado di autosufficienza dell’assistito e alle necessità della famiglia.
Tra le attività normalmente affidate a una badante convivente possono rientrare ad esempio:
- aiutare la persona nell’igiene personale, nella vestizione e nell’uso dei servizi;
- preparare e somministrare i pasti secondo le indicazioni ricevute;
- assistere l’anziano durante gli spostamenti e la deambulazione;
- offrire compagnia e vigilare sulle condizioni generali dell’assistito;
- accompagnare la persona a visite mediche, passeggiate o commissioni;
- riordinare e pulire la stanza e gli ambienti utilizzati dall’assistito;
- lavare e sistemare la biancheria della persona;
- ricordare gli orari delle terapie già predisposte;
- comunicare tempestivamente alla famiglia eventuali cambiamenti o difficoltà.
Le attività domestiche devono essere collegate alle esigenze della persona assistita. L’assunzione come badante non comporta automaticamente la responsabilità di gestire ogni incombenza della casa o di prestare servizio indistintamente per tutti i familiari.
Cosa non può fare una badante convivente
Una badante non deve essere considerata un’infermiera o un’operatrice sociosanitaria se non possiede le relative qualifiche.
Leggi anche Badante OSS e OSA: differenze e come scegliere
In assenza di specifiche competenze professionali non dovrebbe essere incaricata di:
- formulare diagnosi;
- modificare farmaci, prescrizioni o dosaggi;
- eseguire prestazioni sanitarie invasive;
- svolgere movimentazioni pericolose senza ausili o formazione;
- utilizzare apparecchiature mediche per le quali sono richieste competenze specialistiche;
- lavorare oltre l’orario concordato in modo abituale e senza compenso;
- rinunciare ai riposi per garantire una sorveglianza continua.

Cosa dice il contratto della badante convivente nel 2026
Il contratto della badante convivente deve rispettare il CCNL del lavoro domestico in vigore dal 1° novembre 2025 al 31 ottobre 2028.
Nella lettera di assunzione è importante indicare con chiarezza la data di inizio del rapporto e l’eventuale durata a tempo determinato, il livello di inquadramento, le mansioni richieste e il regime di convivenza. Il documento dovrebbe specificare anche la durata, la distribuzione e la collocazione dell’orario di lavoro, il riposo settimanale, il periodo di prova, la retribuzione e le modalità di pagamento.
È inoltre opportuno definire le condizioni di vitto e alloggio, la residenza e l’eventuale domicilio della lavoratrice, il periodo concordato per le ferie e il luogo in cui viene svolta la prestazione.
Per conoscere tutti i passaggi è possibile leggere la guida su come regolarizzare una badante.
Quante ore lavora la badante convivente: riposi e limiti orari giornalieri
Nel rapporto a tempo pieno, è fondamentale rispettare i riposi contrattuali previsti per la badante convivente. Per questo motivo, l’orario concordato non può superare:
- 10 ore giornaliere non consecutive;
- 54 ore settimanali
Questi sono limiti massimi, non una distribuzione obbligatoria. Gli orari effettivi devono essere indicati nel contratto e organizzati in funzione delle esigenze dell’assistito, rispettando le pause.
La badante convivente deve lavorare anche di notte?
No, la convivenza non comporta automaticamente il lavoro notturno né una disponibilità continua durante la notte.
Secondo il CCNL, il lavoro ordinario svolto tra le 22:00 e le 6:00 è considerato notturno e richiede uno specifico trattamento economico. Quando l’assistenza notturna è abituale, deve quindi essere organizzata attraverso un inquadramento e un contratto adeguati.
Per noi di Agenzia Sphera, comprendere le esigenze notturne dell’assistito è uno dei passaggi più importanti e delicati della valutazione iniziale. Per questo, durante il primo colloquio conoscitivo con la famiglia, il tema viene affrontato anche quando non emerge spontaneamente dal racconto del cliente. È necessario capire se l’anziano dorme regolarmente, se si alza durante la notte e con quale frequenza potrebbe avere bisogno di assistenza.
A seconda della situazione, è possibile distinguere tre casi:
- Risvegli imprevisti e sporadici: un malessere occasionale o una notte particolarmente agitata possono rappresentare eventi eccezionali. Questi episodi non devono però trasformare la badante convivente in una figura permanentemente reperibile durante le ore di riposo.
- Risvegli prevedibili ma non frequenti: se gli interventi sono singoli, occasionali e non compromettono nel medio e lungo periodo il riposo della lavoratrice, le ore effettivamente svolte possono essere gestite come lavoro straordinario notturno, con la maggiorazione prevista del 50%.
- Risvegli frequenti o molteplici durante la stessa notte: quando l’anziano necessita abitualmente di alzate, cambi, sorveglianza o altri interventi, la badante convivente non rappresenta da sola la soluzione più adeguata. In questi casi deve essere affiancata o sostituita nelle ore notturne da un’assistente dedicata, così da garantire la continuità dell’assistenza senza compromettere le 11 ore di riposo della lavoratrice.
Chiedere aiuto per una vera emergenza è quindi diverso dal programmare attività notturne ricorrenti. Definire in anticipo la frequenza e la natura degli interventi permette alla famiglia di scegliere la soluzione assistenziale corretta e di evitare incomprensioni durante il rapporto.
Quanto costa alle famiglie una badante convivente nel 2026: retribuzione e stipendi
Dal 1° gennaio 2026, sono stati aggiornati i minimi retributivi. Gli importi sono riportati nella tabella dei minimi retributivi 2026 del Ministero del Lavoro.
Si tratta di minimi contrattuali lordi, non dello stipendio netto e neppure del costo complessivo sostenuto dalla famiglia. La retribuzione effettiva può essere più alta in presenza di superminimo, scatti di anzianità, straordinari, lavoro festivo, attività notturna o specifiche indennità.
Per gli importi aggiornati è possibile consultare anche l’approfondimento sui nuovi stipendi minimi di colf e badanti.
Diritti della badante convivente: ferie, permessi e malattia
La badante ha diritto a ferie, permessi, riposi, malattia, tredicesima e TFR secondo quanto stabilito dal contratto collettivo.
Per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro spettano 26 giorni lavorativi di ferie. Ai fini del calcolo, la settimana è considerata di sei giorni, dal lunedì al sabato, indipendentemente dalla distribuzione effettiva dell’orario.
In caso di malattia, la badante deve avvisare tempestivamente il datore di lavoro, normalmente entro l’orario previsto per l’inizio della prestazione.
Per una lavoratrice convivente l’invio del certificato medico non è normalmente necessario, salvo richiesta espressa del datore. Il certificato deve invece essere inviato se la malattia insorge durante le ferie o in un periodo in cui la badante non è presente nell’abitazione.
Alla badante convivente spettano:
- la tredicesima mensilità, da corrispondere entro dicembre;
- il TFR, maturato durante il rapporto e liquidato alla cessazione;
- i contributi previdenziali e assistenziali;
- gli eventuali scatti di anzianità e gli altri elementi previsti dal contratto.
Quando la lavoratrice usufruisce normalmente di vitto e alloggio, il relativo valore convenzionale entra nei calcoli degli istituti contrattuali nei casi previsti dal CCNL.
Licenziamento e dimissioni della badante convivente
La cessazione del rapporto può avvenire per licenziamento, dimissioni, scadenza del contratto a tempo determinato, accordo tra le parti o giusta causa.
In caso di licenziamento o dimissioni, la durata del preavviso dipende dal numero di ore settimanali e dall’anzianità di servizio:
- nei rapporti di almeno 25 ore settimanali, la durata cambia in base al superamento dei cinque anni di anzianità;
- nei rapporti inferiori a 25 ore settimanali, il riferimento è invece il superamento dei due anni di servizio.
Una badante convivente ha normalmente un orario pari o superiore a 25 ore settimanali. Quando è la lavoratrice a dimettersi, i termini di preavviso sono ridotti del 50% rispetto a quelli previsti in caso di licenziamento.
Quali diritti ha la badante convivente in caso di licenziamento?
In caso di licenziamento, la badante convivente ha innanzitutto diritto al preavviso previsto dal CCNL, che può essere gestito in tre modi:
- preavviso interamente lavorato: la lavoratrice continua a svolgere regolarmente la propria attività fino alla conclusione del periodo previsto;
- preavviso interamente monetizzato: il rapporto termina senza che la lavoratrice presti servizio durante il preavviso e il datore le riconosce nella busta paga finale la relativa indennità sostitutiva;
- soluzione mista: una parte del preavviso viene lavorata e la parte restante viene monetizzata. Per esempio, se sono previsti 15 giorni, il datore può stabilire che 6 siano lavorati e 9 riconosciuti economicamente.
In ogni caso, deve essere rispettata la durata complessiva del preavviso stabilita dal contratto collettivo. La scelta tra preavviso lavorato, monetizzato o parzialmente monetizzato compete al datore di lavoro e deve essere comunicata chiaramente alla badante. La comunicazione deve essere notificata alla lavoratrice, alla quale viene richiesta la presa visione, non l’accettazione della decisione.
Alla conclusione del rapporto devono inoltre essere conteggiati e corrisposti tutti gli importi maturati, come la retribuzione residua, le ferie non godute, la quota di tredicesima e il TFR.
Per scoprire di più su come gestire il licenziamento della badante, leggi la nostra guida con tutte le regole da sapere.
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