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Licenziamento collaboratore domestico: quali le regole?

Marzo 11, 2023

Il rapporto di lavoro con un collaboratore domestico può essere un’esperienza gratificante e vantaggiosa ma, in caso di licenziamento, può diventare difficile e delicata. Per molte famiglie, licenziare un collaboratore domestico può essere un’esperienza emotivamente impegnativa e spesso si tende a sottovalutare l’importanza di seguire un corretto procedimento.

È però fondamentale agire nel rispetto della legge, non solo per evitare problemi legali, ma anche per garantire un’esperienza rispettosa e dignitosa per entrambe le parti coinvolte.
In questo articolo esploreremo i passaggi da seguire per un corretto procedimento di licenziamento di un collaboratore domestico, quali possono esserne le motivazioni e le eventuali conseguenze e, infine, come può avvenire la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Quali sono le motivazioni che possono portare alla cessazione del
rapporto di lavoro domestico?

Le motivazioni che possono portare alla cessazione del rapporto di lavoro domestico sono molteplici e possono variare a seconda dei casi specifici. 
Le principali cause di cessazione del rapporto di lavoro sono:

  1. morte del datore di lavoro o del lavoratore;
  2. cambiamento delle necessità familiari: se la famiglia non ha più bisogno dei servizi
    del collaboratore domestico a causa di una riduzione delle esigenze familiari, il
    rapporto di lavoro può essere cessato;
  3. scadenza del contratto: se il rapporto di lavoro domestico è stato stabilito per un
    periodo determinato, il rapporto di lavoro può cessare alla scadenza del contratto;
  4. licenziamento per giusta causa: il collaboratore domestico può essere licenziato per
    giusta causa in caso di violazione degli obblighi contrattuali, assenze ingiustificate,
    comportamenti inappropriati, mancanza di rispetto delle regole della casa, ecc.;
  5. dimissioni volontarie: il collaboratore domestico può decidere di dimettersi
    volontariamente dal lavoro per diversi motivi, come ad esempio l’avere trovato un
    lavoro migliore, il trasferimento in un’altra città, ecc.;
  6. pensionamento: se il collaboratore domestico raggiunge l’età pensionabile, il
    rapporto di lavoro può cessare in automatico.

Motivazioni del licenziamento del collaboratore domestico

Il CCNL del lavoro domestico, il contratto collettivo nazionale di lavoro specifico per questa
categoria di lavoratori, stabilisce le motivazioni legittime per il licenziamento di un collaboratore
domestico. 

Tra le motivazioni più comuni ci sono la riduzione delle esigenze familiari che avevano giustificato
l’assunzione del collaboratore domestico, il compimento del periodo di lavoro temporaneo stabilito
nel contratto, la violazione degli obblighi contrattuali da parte del collaboratore, la condanna penale
del collaboratore, l’assenza ingiustificata dal lavoro per più di tre giorni consecutivi o per un totale
di sei giorni non consecutivi nel corso di un mese, la malattia prolungata del collaboratore che
impedisce l’esecuzione del lavoro, il venir meno della capacità lavorativa del collaboratore,
l’incompatibilità del collaboratore con il lavoro assegnato o la perdita di fiducia da parte del datore
di lavoro.
Tuttavia, è importante ricordare che il licenziamento deve essere sempre giustificato e motivato e
deve rispettare il vincolo del preavviso.

preavviso di licenziamento

Come funziona il preavviso di licenziamento del collaboratore
domestico?

Il preavviso di licenziamento del collaboratore domestico è una procedura prevista dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL), che stabilisce un periodo di tempo durante il quale il datore di lavoro deve avvisare il collaboratore domestico della volontà di interrompere il rapporto lavorativo.

Prima di procedere, tuttavia, va ricordato che fino al termine del periodo di preavviso colf e badanti continueranno a godere di tutti i diritti e i doveri stabiliti precedentemente durante la stipulazione del contratto.

In base alla normativa vigente, il datore di lavoro deve dare almeno 15 giorni di preavviso prima di licenziare il collaboratore domestico, salvo diversi accordi scritti tra le parti.

Va tenuto a mente, però, che il periodo di preavviso può aumentare a seconda della durata del rapporto. Ad esempio, se il collaboratore domestico ha lavorato per più di un anno consecutivo, il preavviso di licenziamento deve essere di almeno un mese.

Nello specifico, per esempio nel caso di un rapporto di lavoro di 24 ore settimanali, o meno, le modalità di preavviso sono le seguenti:

  • 8 giorni per lavoratori con un’anzianità pari o inferiore ai 2 anni presso il medesimo datore di lavoro;
  • 15 giorni per lavoratori con un’anzianità superiore ai 2 anni.

Diverse, invece, le tempistiche che entrano in gioco nel caso di un collaboratore domestico convivente. In questo caso, infatti, i preavvisi dovranno rispettare le seguenti scadenze:

  • 30 giorni con un’anzianità inferiore ad un anno presso lo stesso datore di lavoro;
  • 60 giorni con un’anzianità superiore ad un anno.

Il CCNL del lavoro domestico, inoltre, prevede la possibilità di accordarsi per periodi di preavviso più lunghi, sulla base di specifiche esigenze del datore di lavoro o del collaboratore domestico.

Durante il periodo di preavviso il collaboratore domestico ha il diritto di continuare a lavorare e
percepire la retribuzione, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. In caso
contrario, il datore di lavoro dovrà corrispondere al collaboratore domestico una indennità di mancato preavviso.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il collaboratore domestico è un accordo tra
le parti
, che consente di mettere fine alla relazione lavorativa in modo amichevole, senza dover
seguire le procedure previste per il licenziamento.


In questo caso, datore di lavoro e collaboratore domestico stabiliscono, di comune accordo, le
modalità e le condizioni della risoluzione del rapporto di lavoro.


Per procedere alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il collaboratore domestico, è
necessario stipulare un accordo scritto tra le parti, che deve essere redatto in forma di atto
pubblico o scrittura privata autenticata. L’accordo deve contenere le condizioni economiche della
risoluzione del rapporto lavorativo, la data di cessazione di quest’ultimo, la liberatoria delle parti e
la rinuncia alle eventuali pretese.

licenziamento badante


Tra i vantaggi della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vi è la possibilità di evitare
eventuali contenziosi
, concludendo il tutto in modo pacifico e sereno. Inoltre, la risoluzione
consensuale può permettere di definire le condizioni economiche della cessazione, evitando
eventuali controversie sulla corretta liquidazione delle somme spettanti al collaboratore domestico.

Tuttavia, è importante tenere presente che la risoluzione consensuale del rapporto lavorativo può
comportare alcuni svantaggi. Ad esempio, il collaboratore domestico potrebbe accettare un
accordo meno favorevole rispetto a quello previsto dalla legge e dal contratto collettivo nazionale
di lavoro. Inoltre, l’accordo di risoluzione consensuale può comportare l’obbligo del datore di lavoro
di corrispondere una indennità di fine rapporto al collaboratore domestico, a seconda della durata
del rapporto.

Comunicazione all’Inps della cessazione di lavoro della colf o badante

Il licenziamento di una colf o badante deve essere comunicato all’INPS (Istituto Nazionale della
Previdenza Sociale) dal datore di lavoro entro 5 giorni lavorativi dalla data di cessazione del
rapporto lavorativo.
La comunicazione può essere effettuata tramite uno dei seguenti canali:

  • tramite il sito web dell’INPS, utilizzando il servizio online “Comunicazione di cessazione lavoro domestico”;
  • tramite il Contact Center INPS;
  • presso uno degli sportelli INPS, presentando il modulo SR163 “Comunicazione di cessazione lavoro domestico”.

La comunicazione deve contenere i seguenti dati:

  • nominativo del datore di lavoro e del collaboratore domestico;
  • data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • causa della cessazione del rapporto di lavoro (ad esempio licenziamento,
  • dimissioni, risoluzione consensuale);
  • eventuale importo dell’indennità di fine rapporto versata al collaboratore domestico.

La comunicazione all’INPS è importante, in quanto consente di evitare sanzioni e di aggiornare la posizione contributiva del collaboratore domestico, al fine di garantire la corretta copertura assicurativa in caso di eventuale richiesta di prestazioni previdenziali o assistenziali.

Quali sono le possibili conseguenze del licenziamento illegittimo?

In caso di licenziamento illegittimo, il collaboratore domestico ha diritto ad alcune tutele previste dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro.
Abbiamo visto che, ad esempio, colf e badanti hanno diritto ad un’indennità di fine rapporto, che varia a seconda della durata del rapporto di lavoro e del motivo del licenziamento. Inoltre, il collaboratore domestico ha diritto ad un periodo di preavviso, che dipende dalla durata del rapporto lavorativo.
Nel caso in cui il licenziamento sia stato effettuato senza una giusta causa, il collaboratore domestico può proporre un ricorso al giudice del lavoro per ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro e/o il risarcimento dei danni subiti.

Collaboratore domestico e Naspi: quando ne ha diritto?

Il collaboratore domestico ha diritto alla NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) in
caso di perdita involontaria del lavoro domestico. Tale diritto è stato introdotto con la legge n. 92
del 2012
, che ha esteso la tutela dell’assicurazione sociale per l’impiego anche ai lavoratori
domestici.
Per poter accedere alla NASPI, la badante o la colf deve aver versato i contributi previdenziali
previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore.
Inoltre, il collaboratore domestico può richiedere anche altre forme di sostegno al reddito, come ad
esempio l’assegno di disoccupazione, se ne ha i requisiti. Tuttavia, è importante verificare la
normativa vigente e i requisiti specifici per poter accedere a tali forme di sussidi.
Va sottolineato, ad ogni modo, quanto sia importante che colf e badanti controllino sempre la
propria posizione contributiva e assicurativa, al fine di poter godere dei diritti previsti dalla legge e
dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore.

Conclusioni

In conclusione, il licenziamento del collaboratore domestico è un’operazione che richiede
particolare attenzione e cura nel rispetto delle norme e delle procedure previste dal contratto
collettivo nazionale di lavoro del settore e dalla legge.
Agenzia Sphera si propone per fornire un supporto per tutte le famiglie che sono alla ricerca di un
collaboratore domestico, sia che si tratti di una badante o una colf. Ci occuperemo inoltre di tutti gli
aspetti burocratici inerenti al rapporto di lavoro, nel pieno rispetto della legge.