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Come funziona il periodo di prova per badanti e colf?

Febbraio 28, 2023

Badanti e colf appartengono alla categoria di lavoratori domestici: sono una figura di notevole importanza, in quanto si occupano di familiari anziani o malati e dell’intera abitazione. 

Data la tipologia di mansioni da svolgere è fondamentale che tra badante e famigliare si instauri un buon rapporto, permettendo ad entrambi di poter godere di una quotidianità e di un ambiente di lavoro sereni. 

Da qui, quindi, la necessità di un periodo di prova, al termine del quale verrà deciso se proseguire con l’assunzione o con il licenziamento della collaboratrice domestica in questione. 

Che cos’è il periodo di prova per badanti e colf e quanto dura

Per qualsiasi contratto di lavoro subordinato la legge prevede il periodo di prova. La collaborazione domestica, come stabilito dal CCNL per il Lavoro Domestico, non fa eccezione. 

Ma cosa si intende, quindi, quando si parla di periodo di prova per badanti e colf?

Nello specifico, con quest’espressione si fa riferimento all’arco temporale durante il quale il datore di lavoro e il collaboratore domestico hanno la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro senza dover necessariamente dare preavvisi o motivazioni. 

La durata del periodo di prova varia in relazione alla tipologia di badanti e colf assunte.

Più precisamente, infatti, il periodo di prova raggiunge i 30 giorni per i collaboratori domestici conviventi di qualsiasi livello e per i non conviventi di livello D e DS.

Le giornate di prova scendono ad 8, invece, nel caso di collaboratori domestici non conviventi di livello A, As, B, Bs, C e Cs. 

Affinché il periodo di prova sia valido, tuttavia, è necessario che il datore di lavoro lo inserisca all’interno della lettera di assunzione che, di conseguenza, deve essere sottoscritta prima dell’inizio del rapporto di lavoro. 

La validità del periodo di prova, inoltre, è data anche dalle seguenti condizioni, strettamente necessarie: 

  • la collaboratrice domestica non deve essere stata impiegata in un periodo di prova precedente fuori regola; 
  • la badante o colf deve aver svolto tutte le mansioni indicate nella lettera di assunzione;
  • il collaboratore domestico non deve essere stato inviato, precedentemente e tramite agenzia di somministrazione, allo stesso datore di lavoro.
anziana non autosufficiente

Come viene retribuito il periodo di prova? 

Durante il periodo di prova la colf o la badante potrà:

  • conoscere l’assistito;
  • comprendere le sue necessità;
  • capire se le mansioni da svolgere sono in linea con le sue competenze. 

Più semplicemente, quindi, entrambe le parti avranno modo di verificare se la figura selezionata e le necessità del nucleo familiare combaciano. 

Il periodo di prova, di conseguenza, è un arco temporale durante il quale la collaboratrice domestica lavora a tutti gli effetti e, quindi, dovrà essere retribuita per le mansioni svolte tanto quanto un lavoratore assunto. 

In particolare il CCNL prevede che il lavoratore domestico abbia diritto ad una retribuzione per tutte le ore effettivamente lavorate, con un minimo del 50% del salario pattuito. In altre parole, anche durante il periodo di prova, la badante ha diritto ad una retribuzione per le ore di lavoro svolte, ma questa può essere inferiore a quella prevista per il lavoro effettivamente svolto a regime.

Cosa succede al termine del periodo di prova?

Come anticipato, durante il periodo di prova, vi è la possibilità di interrompere l’eventuale rapporto di lavoro senza preavvisi o motivazioni da entrambe le parti. 

Al termine di tale periodo, quindi, si procederà con l’effettiva assunzione della collaboratrice domestica o, in alternativa, con il suo licenziamento.

Se al termine del periodo di prova, il datore di lavoro è soddisfatto del lavoro svolto dalla colf o badante, potrebbe decidere di confermarle l’incarico, a tempo determinato o indeterminato. In tal caso, le condizioni lavorative (stipendio, orario di lavoro, giorni di riposo, etc.) potrebbero essere rinegoziate sulla base della valutazione del periodo di prova.

Se, al contrario, il datore di lavoro non è soddisfatto delle prestazioni della collaboratrice domestica, potrebbe decidere di non confermarle l’incarico e di interrompere il rapporto di lavoro. In questo caso, la badante avrà diritto a essere pagata per le ore effettivamente lavorate durante il periodo di prova, ma non avrà diritto ad alcuna indennità di disoccupazione.

In ogni caso, come già indicato in precedenza, è importante che il datore di lavoro e la badante abbiano un contratto scritto e che il periodo di prova sia chiaramente specificato nel contratto. Ciò aiuterà ad evitare eventuali malintesi o controversie in caso di interruzione del rapporto di lavoro.

Conclusioni 

Il periodo di prova per colf e badanti è fondamentale, quindi, per poter garantire l’assunzione di una collaboratrice domestica adeguata, formata e capace di instaurare con l’assistito un buon rapporto, assicurandogli uno stile di vita il più possibile sereno e sicuro. 

Prendersi cura di un anziano o di una persona malata, infatti, richiede una forte dose di empatia e molteplici capacità che, se assenti, rischiano di rovinare il clima domestico, nonché l’ambiente di lavoro. 

Ecco che, quindi, intesa e formazione vanno di pari passo e determinano notevolmente l’eventuale assunzione o licenziamento della badante o colf.