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Badante non convivente: mansioni, diritti e doveri.  

Febbraio 18, 2023

La badante – convivente o non – è oggi una lavoratrice domestica particolarmente richiesta sul territorio italiano. Il suo compito è quello di prendersi cura e prestare tipologie differenti di servizio all’assistito. Quest’ultimo, a seconda dei casi, può essere anziano o, in alternativa, fragile, malato o non autosufficiente. 

Nel corso degli ultimi anni, come anticipato, nella nostra società è aumentata notevolmente la richiesta di tale figura. Le motivazioni vanno ricercate in una maggiore sensibilità nei confronti degli anziani e dei malati, e nella volontà di assicurare loro una vita e/o un invecchiamento il più possibile sereno. 

Cosa vuol dire badante non convivente?

Come suggerito dalla terminologia stessa, la badante non convivente si occupa dell’assistito solamente durante alcune ore della giornata, senza vivere presso l’abitazione del datore di lavoro. 

I servizi offerti all’assistito sono diversi, e spaziano dall’alimentazione all’igiene della persona.

Tale figura, definita anche assistente familiare part time o ad ore, può considerarsi formata o non formata e, quindi, in possesso o non in possesso del diploma relativo al campo della mansione svolta, conseguito in Italia o all’estero. La badante non convivente, inoltre, può collocarsi su tre differenti livelli

  • BS – assistente familiare di una persona autosufficiente; 
  • CS – assistente familiare non formato di una persona non autosufficiente; 
  • DS – assistente familiare formato di una persona non autosufficiente. 

Va specificato che per persona non autosufficiente s’intende l’assistito non più capace di prendersi cura della propria persona e di dedicarsi alle relazioni sociali. 

Quali sono le sue mansioni di questa assistente familiare?

Il ruolo primario di una badante è quello di accompagnare e supportare l’assistito nello svolgimento delle attività quotidiane, dedicandosi inoltre alla cura e pulizia dell’abitazione.

La badante non convivente, quindi, fornisce un aiuto familiare a 360°. Garantisce l’assistenza nella preparazione dei pasti, nella pulizia e nell’igiene personale, nella somministrazione delle terapie mediche, nello svolgimento di eventuali attività quali, ad esempio, passeggiate. 

Spesso, inoltre, si tende a dimenticare quanto la badante sia fondamentale nella semplice compagnia dell’assistito. Nella maggior parte dei casi, infatti, tra badante e paziente si crea – nel tempo – un vero e proprio rapporto confidenziale, capace di portare serenità e svago all’anziano.

Quante ore deve lavorare una badante non convivente? 

Ad oggi non c’è un requisito minimo di ore settimanali per stipulare il contratto di lavoro di una badante non convivente. Va però ricordato che l’orario di lavoro deve essere necessariamente compreso tra 1 e 40 ore settimanali. 

La badante part time, infatti, può lavorare per un massimo di 8 ore giornaliere comprese, nello specifico, tra le 6:00 e le 22:00. 

Sulla base di tale regolamentazione, è fondamentale ricordarsi che una badante ad ore non ha diritto ad un orario di riposo a differenza, invece, della badante convivente. Tuttavia, nel caso in cui la propria lavoratrice domestica sia chiamata a svolgere 6 o più ore lavorative continuate, è comunque consigliabile concederle almeno mezz’ora di pausa. 

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Badante non convivente

Come assumere una badante non convivente

La retribuzione di una badante non convivente dipende:

  • dal contratto stipulato
  • dalle mansioni svolte
  • dall’orario di lavoro

I compiti da svolgere, infatti, possono essere molteplici. Maggiore è il numero di questi ultimi, maggiore sarà anche l’ammontare del costo.

Lo stipendio di una badante non convivente, generalmente, è inferiore rispetto ad una lavoratrice convivente. Infatti non usufruisce di vitto e alloggio del datore di lavoro. 

Nella stipula del contratto di lavoro vanno tenuti in considerazione alcuni elementi aggiuntivi. L’assistente familiare non convivente, infatti, ha diritto alla Tredicesima mensilità, proporzionata ai mesi lavorati. In secondo luogo, l’assistente famigliare part time matura 26 giorni di ferie all’anno. Durante queste giornate, inoltre, il datore di lavoro è tenuto a retribuire 1/26esimo dell’entrata media mensile. 

Il contratto di lavoro di una badante ad ore prevede il completo rispetto dei giorni festivi riconosciuti dalla legislazione. Durante le festività, la retribuzione è la stessa che il datore di lavoro deve assicurare durante le ferie della colf. Scopri anche cosa prevede la legge in caso di malattia della colf o badante.

Quando è preferibile assumere una badante non convivente? 

È sulla base della propria disponibilità economica che si andranno a determinare le ore lavorative, le specifiche mansioni da svolgere e, di conseguenza, l’ammontare dello stipendio da dover retribuire.

Generalmente, una badante part time risulta essere un ottimo compromesso per quegli assistiti le cui condizioni richiedano una supervisione giornaliera, senza necessitare di cure e attenzioni ulteriori. La presenza notturna, infatti, è compresa tra le 22:00 e le 06:00 e prevede una maggiorazione del 20%. 

I costi di una badante non convivente sono, in conclusione, uno dei principali fattori da tenere in considerazione quando si è alla ricerca di un assistente che si prenda cura di un famigliare anziano, malato o non autosufficiente, garantendo cura, serenità e compagnia. 

Conclusioni

Come evidenziato, la figura della badante – convivente o non – è la chiara dimostrazione di una sempre maggiore attenzione e sensibilità nei confronti di anziani o famigliari malati, e della volontà di garantire loro una quotidianità il più possibile sicura, sana e serena. 

Ecco che, quindi, dopo attente riflessioni circa la tipologia di badante da assumere, in relazione alla vostra disponibilità economica e alle necessità, potrete individuare l’assistente famigliare migliore.