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Malattia colf e badanti: chi paga? 

Aprile 12, 2023

Secondo quanto sancito dalla legge italiana, per ogni lavoratore è prevista l’assenza per malattia. Più precisamente, l’articolo 2110 del Codice Civile stabilisce che, nel caso in cui il lavoratore debba assentarsi dal normale svolgimento della sua attività per malattia, egli ha comunque diritto ad una retribuzione, secondo le misure previste dalle contrattazioni collettive. 

Si tratta di uno scenario altamente probabile, di fronte al quale è bene non farsi trovare impreparati, soprattutto nel caso di colf e badanti. Capire come gestire la malattia del vostro collaboratore domestico, infatti, vi permetterà di trattare correttamente la loro assenza, senza interrompere l’assistenza del vostro familiare. 

Nel corso di questo articolo affronteremo le diverse realtà legate alla tematica della malattia, come dovrebbe essere gestita quest’ultima e le diverse modalità a disposizione per retribuire correttamente una badante malata. 

 

Le normative italiane in materia di malattia

Le fonti normative italiane che trattano la malattia del lavoratore, ad oggi, sono 16. Andando a riassumere il contenuto di tali disposizioni, possiamo affermare che – nel pieno rispetto della legge italiana – il lavoratore viene tutelato, in caso di malattia, sotto due diversi punti di vista

  • periodo di comporto: fino ad un determinato lasso di tempo il datore di lavoro non potrà procedere con il licenziamento, in quanto ogni lavoratore ha diritto ad un periodo di malattia senza rischiare di intercorrere nella cessazione del rapporto lavorativo stesso;
  • retribuzione o indennità: durante il periodo di malattia il lavoratore ha il diritto di essere comunque retribuito, secondo specifiche misure stabilite dalle norme contrattuali, dalle leggi speciali o dal giudice. 

Vi ricordiamo che la malattia può essere sostenuta direttamente dal datore di lavoro o, in un secondo caso, indennizzata dall’INPS.

Per una corretta gestione della malattia la legge italiana prevede, oltre ai diritti e alle tutele sopracitate, dei doveri che spettano al lavoratore stesso

È anzitutto necessario che l’assenza causata da malattia venga comunicata tempestivamente al datore di lavoro, rispettando le tempistiche indicate nei contratti collettivi nazionali o, se specificato, nel contratto lavorativo. 

In secondo luogo, già dal primo giorno di malattia, il lavoratore deve sottoporsi ad una visita presso il proprio medico curante, per poter ricevere la certificazione da consegnare all’INPS che, a sua volta, lo consegnerà al datore di lavoro. 

Nel caso di malattie di durata superiore ai 10 giorni, invece, sarà un medico del Servizio Sanitario Nazionale ad effettuare la visita. 

Durante tutta la durata della malattia, inoltre, il lavoratore deve essere reperibile presso il proprio domicilio nelle fasce orarie prestabilite. L’eventuale irreperibilità andrà a gravare sul trattamento economico. 

Chi paga le assenze per malattia di colf e badanti

Nel caso di colf e badanti, la malattia è – per legge – esclusivamente a carico del datore di lavoro. È solo a lui, quindi, che la badante dovrà consegnare la propria certificazione medica, successivamente reperibile sul sito INPS quando sarà lo stesso medico curante a caricarla. 

Il pagamento dei giorni di malattia, quindi, spetta al datore di lavoro e deve sottostare ai seguenti criteri: 

  • sei mesi di anzianità comportano il pagamento di 8 giorni per anno solare; 
  • da sei mesi a due anni di anzianità è previsto il pagamento di 10 giorni per anno solare;
  • due o più anni di anzianità prevedono il pagamento di massimo 15 giorni per anno solare. 

È bene ricordare che nel caso in cui la badante dovesse superare i limiti indicati precedentemente, il datore di lavoro è libero di considerare le assenze ulteriori come permessi da non retribuire. 

malattia badante

Le modalità di pagamento delle malattie di colf e badanti

Il Contratto Collettivo specifica che a colf e badanti spetta il 50% della retribuzione globale fino al terzo giorno di malattia. Dal quinto giorno, invece, il datore di lavoro è tenuto a retribuire il 100% della paga globale. 

È però importante specificare che i giorni di calendario indicati nel CCNL si riferiscono ai trentesimi della mensilità. Di conseguenza la retribuzione pagata durante la malattia è di tipo giornaliero e corrisponde ad 1/30 dello stipendio mensile. 

Il calcolo del trentesimo della mensilità, tuttavia, varia a seconda che si tratti di una badante convivente o non convivente. Vediamo qui di seguito come: 

  • colf non convivente: il datore di lavoro dovrà ricavare il mensile medio del proprio collaboratore domestico e dividerlo per 30;
  • colf convivente: il datore di lavoro dovrà aggiungere al mensile lordo la media mensile inerente il vitto e l’alloggio. Il risultato ottenuto, poi, dovrà essere diviso per 30.

Il pagamento della malattia grava quindi sulle spalle del datore di lavoro, il cui compito è quello di inserire tale retribuzione all’interno della busta paga. Il calcolo di tale retribuzione, sottolineiamo, va fatto seguendo i criteri specificati precedentemente.

 La malattia nel contratto domestico 2024

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del 2024 ha introdotto importanti aggiornamenti riguardanti la gestione della malattia per colf e badanti. Queste modifiche sono state concepite per garantire una maggiore protezione dei lavoratori domestici, assicurando al contempo chiarezza e equità nelle procedure di retribuzione durante i periodi di assenza per malattia.

Diritti e Doveri dei Lavoratori

Secondo il CCNL 2024, i lavoratori domestici hanno l’obbligo di comunicare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza per malattia, presentando il certificato medico entro due giorni dal rilascio. Per i lavoratori domestici non conviventi è essenziale rispettare queste procedure, mentre per quelli conviventi non è richiesta la comunicazione dell’assenza né l’invio del certificato.

Retribuzione durante la malattia della badante o colf

La retribuzione durante il periodo di malattia è stata ridefinita nel CCNL 2024 e varia in base all’anzianità di servizio del lavoratore:

  • Anzianità fino a 6 mesi: sono previsti 8 giorni di malattia pagati. Fino al terzo giorno, il lavoratore riceve il 50% della retribuzione globale giornaliera e dal quarto giorno il 100%.
  • Anzianità da 6 mesi a 2 anni: vengono riconosciuti 10 giorni di malattia pagati, con la stessa modalità di retribuzione delle prime sei mensilità.
  • Anzianità oltre i 2 anni: si estende a 15 giorni di malattia pagati, seguendo lo stesso schema di retribuzione.

Conservazione del posto di lavoro

La conservazione del posto di lavoro, nota anche come “periodo di comporto”, è la garanzia fornita ai lavoratori di mantenere il loro impiego durante e dopo un periodo di malattia. La durata di questo periodo è definita in base all’anzianità di servizio del lavoratore presso lo stesso datore di lavoro:

  • Fino a 6 mesi di servizio: il lavoratore ha il diritto di mantenere il proprio posto per 10 giorni.
  • Da 6 mesi a 2 anni di servizio: il periodo di conservazione del posto si estende a 45 giorni.
  • Oltre 2 anni di servizio: in questo caso, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo massimo di 180 giorni.

Questa struttura riflette un equilibrio tra i diritti dei lavoratori e le esigenze organizzative dei datori di lavoro, assicurando che i lavoratori domestici possano avere la sicurezza di un posto di lavoro anche in caso di malattia, e allo stesso tempo fornendo ai datori di lavoro la chiarezza sulle loro responsabilità e obblighi.

L’impatto economico della malattia sui datori di lavoro e sui lavoratori domestici

Una badante in malattia, impossibilitata quindi a svolgere la sua normale attività lavorativa, può risultare problematica sotto diversi aspetti. Vediamo quali. 

  • È anzitutto necessario soffermarsi sugli aspetti pratici. Non disporre della propria badante, poiché in malattia, significa dover provvedere ad una sostituta temporanea che, per un periodo più o meno lungo, possa assicurare all’assistito tutte le attenzioni e cure necessarie. Sebbene non si tratti di una scelta definitiva, è comunque nell’interesse del datore di lavoro selezionare una sostituta ugualmente capace e formata, che possa garantire un servizio sicuro al proprio famigliare. 

    Ecco che, quindi, ci si rende conto di quanto le tempistiche siano limitanti. Una malattia improvvisa, infatti, porterà il datore di lavoro a disporre di pochissimo tempo per la ricerca di una badante sostituta, rischiando quindi di compiere una scelta sbagliata e poco ponderata. Anche in questo caso vi consigliamo di rivolgervi ad un’agenzia specializzata, come Agenzia Sphera, che possa velocizzare la sostituzione e accompagnarvi nel corso di tutti gli aspetti pratici. 
  • Il secondo aspetto è prettamente economico. In caso di malattia, infatti, il datore si ritroverà comunque a dover retribuire la propria badante che, in quanto impossibilitata, non potrà prestare alcun servizio. Inoltre, lo stesso datore dovrà retribuire la badante sostitutiva.

    L’impatto economico, tuttavia, riguarda anche il lavoratore stesso. Una badante in malattia, difatti, percepirà una retribuzione inferiore.

Conclusioni

Ritrovarsi a dover gestire la propria badante in malattia potrebbe rappresentare un problema per ogni famiglia, soprattutto per la cura dell’assistito. 

È estremamente probabile ritrovarsi di fronte ad uno scenario di difficile gestione, sia perché potenzialmente improvviso, sia perché – soprattutto in alcuni casi – anche un semplice raffreddore potrebbe risultare pericoloso e dannoso per l’assistito. 

Affidarvi all’esperienza e alla competenza di un’agenzia specializzata vi aiuterà quindi ad affrontare tale problematica velocemente, nel modo più conveniente possibile e nel pieno rispetto delle disposizioni nazionali. 

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